Sant’Agostino
TI VIDI
INFINITO
MA DIVERSAMENTE
preghiere da “Le Confessioni”
a cura di Eugenio Cavallari
PRESENTAZIONE
Se è del tutto superfluo giustificare una pubblicazione di Agostino, uomo di Dio che sa parlare come nessun’altro al cuore dell’uomo, non è inutile chiarire perché sono state scelte solo le «sue» preghiere, quasi strappandole dalla viva carne della sua esistenza: si voleva prendere il suo cuore e metterlo dentro il nostro. Sì, perché Agostino ci è familiare più che un fratello: egli ha errato a lungo, lontano da se stesso e da Dio, avviluppato com’era nel proprio libero arbitrio, ma alla fine ha saputo farsi da parte per lasciare che il Signore occupasse il centro del suo cuore e divenisse lo stratega della sua vita. Anche noi, come lui, viviamo lo stesso dramma interiore ed esistenziale: cerchiamo il tutto perché ci manca tutto. Egli ci esorta a fare esattamente quello che ha fatto lui: “Tolle, lege, audi, vide” – prendi, leggi, ascolta, vedi (Discorso 169, 9, 11). Certo, non possiamo accontentarci di prendere e leggere il libro della Parola o della vita, ma dobbiamo porci in ascolto interiore per vedere Dio. Agostino, con tutto se stesso, non fa altro che parlarci di questo e ci suggerisce anche la preghiera giusta per ottenerlo.
Di fronte alla legittima riluttanza, che oppone subito la nostra ragione a questo slancio incoercibile del cuore perché si sente fatto per l’infinito, Agostino ci rivolge un appello estremo e disarmante commentando un celebre testo paolino: “O profondità della ricchezza della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e impervie le sue vie (Romani 11, 33)! Scruta le cose inscrutabili, fa’ le cose impossibili, corrompi le cose incorruttibili, vedi le cose invisibili (Discorso 26, 13)! Dunque, cose non dette ai mistici di professione o di elezione, ma ai semplici fedeli: a tutti.
Ecco esattamente l’Agostino che ci interessa: il monaco, perché è tutto di Dio, e il mistico, perché vive con il cuore già lassù. Una scelta, non facoltativa ma obbligante, tanto per lui quanto per noi perché la nostra vita non può essere vissuta degnamente se non nella pienezza di Dio.
Di questa ininterrotta consuetudine mistica egli stesso ci lascia numerose tracce ne Le Confessioni e in molte altre opere. Evidentemente, era giunto a quello stadio di unione con Dio, per cui non riusciva più a pensare a Lui senza essere immerso nel mistero divino. Infatti la sua preghiera si sostanzia di desiderio della vita beata. Egli beve dal cuore del Signore la Parola, vive della Parola e l’annunzia a tutti, divenuto bocca del Verbo: “O il rivelare esaltante, o il predicare! O l’erompere di getto del nutrimento vivo dal cuore del Signore!” (Disc. 119, 2).
La preghiera de Le Confessioni costituisce così un limpido tracciato di vita interiore, scandito da cinque momenti. Essa nasce come grido dell’anima, che si distende verso l’approdo della salvezza, Cristo, incontrato nell’angolo più riposto del cuore: l’umiltà. Ma riprende subito il cammino con questo compagno di viaggio per entrare finalmente nel Cuore di Dio e rimanervi stabilmente.
Al termine di questo tragitto dalle profondità del proprio cuore alle altezze di Dio, si può ben credere ad Agostino quando confida: “Temo non solo Gesù che passa, ma anche Gesù che resta: per questo non posso tacere” (Disc. 88, 14, 11). Egli non si accontenta più di una fugace e marginale presenza di Dio nel cuore, ma vuole fortissimamente restare con il suo Signore. Indissolubilmente.
Qui, senza dubbio, risiede il fascino inconfondibile della personalità e del pensiero di Agostino. In fondo, egli è la prova luminosa che Dio è la realtà più familiare all’uomo, e la mistica deve essere il vissuto quotidiano. Accostiamoci così - in umile ascolto di una grande anima, che si spalanca al suo Dio col gemito indicibile del cuore - alle preghiere da Le Confessioni per farle nostre e per incontrare finalmente il Dio della nostra vita. Per sempre.
EUGENIO CAVALLARI