La chiesa russa di Sanremo contesa fra Parigi e Costantinopoli

Il rettore Baykov: "Pronti a sbarrare le porte"

"Siamo pronti a sprangare cancelli e porte”. A parlare è Denis Baykov, il rettore della chiesa russa ortodossa di Sanremo, in via Nuvoloni. Lo splendido edificio religioso, oggi oggetto di contesa, è stato costruito nel 1913, al culmine di una Bella Epoque che vedeva la Città dei Fiori sede di villeggiatura da parte di zar e zarine. A disputarselo ci sono l’’Arcivescovado di Parigi, e quello di Costantinopoli, ovvero la Sacra Arcidiocesi Ortodossa in Italia e Malta (metropolita greca). La disputa inoltre, anche secondo quanto afferma padre Baykov, è stata inasprita dal perdurare del conflitto Russo-Ucraino, con il patriarcato ortodosso greco (quello di Costantinopoli) dalla parte del premier Poroshenko, teso a rafforzare la propria posizione nei confronti di Putin creando una chiesa nazionale ucraina. Invece l’Arcivescovado di Parigi, al quale fa riferimento la comunità sanremese, è nettamente filo Mosca. Lo è da quando, con la Rivoluzione d’Ottobre e l’instaurazione del sistema comunista sovietico, la Russia divenne un paese ateo e gran parte delle sue chiese ortodosse fuori dai confini nazionali si riunirono sotto la comunità parigina.

Questa, nel 1931, è entrata liberamente sotto il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, trasformandosi  in Esarcato provvisorio. Tale statuto è stato confermato fino al  decreto del 1999, che riconosceva una speciale autonomia all’Esarcato. Inoltre lo statuto dell’Arcivescovado e delle parrocchie aderenti (come quella di Sanremo) erano conosciuti e approvati dall’inizio e ancora recentemente nel 2013. Il decreto del 1999 è stato tolto dal Sinodo del Patriarcato di Costantinopoli il 27 novembre 2018.  Questo significherebbe, secondo il pope matuziano,  che le chiese dell’ex Esarcato come quella  sanremese sono libere ormai dal Patriarcato Ecumenico e si trovano di fatto come nel 1931, prima dell’adesione. Ciò nonostante, nei giorni scorsi, secondo quanto si legge in una nota stampa degli ortodossi sanremesi: “La Sacra Arcidiocesi Ortodossa in Italia e Malta ha inviato al nostro parroco russo alcune lettere per comunicare che in seguito alla decisione irrevocabile del Santo Sinodo del Patriarcato di Costantinopoli del 27 novembre 2018 di ritirare il Decreto che conferiva al nostro Arcivescovado di Parigi la qualità di Esarcato pretende il subentro automatico sia amministrativo che canonico nella nostra parrocchia/Ente da tale data. Noi stiamo vivendo ciò come violenza”. Una violenza sia spirituale che temporale. Sì perché se da un lato il parroco matuziano rischia la scomunica, dall’altra c’è la possibilità (e la volontà da parte di Costantinopoli) di entrare in possesso materiale della chiesa russa: edificio, ora proprietà della comunità ortodossa locale, che in Italia come bellezza e tradizione non è secondo neppure all’unico altro presente nel Belpaese: quello di Firenze.