Giardino Botanico Didattico e gli olivi

 

Ormai non sono più il responsabile del Giardino Botanico Didattico dell’Istituto Agrario ma ho il dovere di chiarire alcuni aspetti e, soprattutto, rispondere al signor Passarini che da un po’ di tempo presta grande attenzione alla “sua” scuola, con articoli sui quotidiani e sopralluoghi in cui denuncia lo stato di abbandono del viale di olivi all’ingresso e al confine della scuola.

È vero che la neve ha rotto i rami, ma questo è avvenuto in seguito ad una nevicata del tutto eccezionale che ha riguardato tutti gli olivi anche quelli che vengono potati ai fini produttivi. La neve ha danneggiato le piante già fortemente cariate ed in particolare quelle che avevano subito in passato forti capitozzature in seguito alle gelate eccezionali che avevano disseccato la chioma.

Con la creazione del Giardino Botanico Didattico, l’importante collezione di olivi, un vero e proprio germoplasma, ha finito per assumere solo una funzione estetica e scientifica (fra l’altro nessuno berrebbe l’olio da piante fra le quali passano centinaia di auto al giorno) e quindi si è preferito lasciare le chiome più folte e consentire un portamento più naturale.  Il mantenimento dei succhioni centrali che la pianta produce al fine di assicurarsi una vita biologica più lunga, ha consentito l’esatto contrario di quanto affermato da Passarini e cioè l’attenuazione del danno della neve e consentirà, se il potatore sarà accorto, un recupero più facile e rapido delle chiome da potare sempre secondo criteri ornamentali e non produttivi. La potatura ornamentale è volta solo alla riduzione della chioma e al suo riavvicinamento al fusto (“tagli di ritorno”) con lo scopo di evitare la competizione fra le piante.

Purtroppo, nel caso delle piante ornamentali, pochi sono i veri potatori, molti i “tagliatori di legna”. Traslando il discorso in un esempio zootecnico, un albero da frutto è come una vacca da latte: si sfrutta e si “pressa” finché produce il latte, poi, quando non rende più, finisce negli hamburger. Un albero ornamentale è invece come un cane da compagnia: vogliamo che viva il più possibile non perché ci fornisca qualche prodotto, ma solo il suo affetto.  

Per fortuna l’olivo, che in natura è un cespuglio, è fra le piante che meglio sanno reagire alle ferite inferte dall’uomo, e spesso lo perdona.